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GIOVANI

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GIOVANI

FRANCESCO BERTONE Coordinatore Regionale giovani FIT Emilia Romagna
cel. 3208331166 E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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 Il tema della condizione giovanile è da tempo al centro dell'attenzione delle politiche sindacali con un attenzione che si concentra non solo sugli aspetti legati all'occupazione giovanile, ma anche sulla necessaria previsione di una politica dei quadri che garantisca un adeguato ricambio generazionale attraverso azioni mirate all'inserimento di giovani sindacalisti negli organismi. La Fit persegue un progetto ideale divenuto una vera missione, quello di avvicinare i giovani alla Fit e la Fit ai giovani, attraverso azioni concrete che nel tempo si sono sviluppate coinvolgendo idee, proposte e nuove risorse. Dal progetto "I giovani nella Fit", concretizzatosi con un percorso assembleare partecipato nelle varie realtà regionali e nella realizzazione dell'indagine conoscitiva relativa a cosa vogliono i giovani dal sindacato, si è giunti alla costituzione di un Laboratorio giovani sperimentale, alla realizzazione del progetto "Il Faro", il servizio di orientamento al lavoro per agevolare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro nei trasporti. Il Laboratorio giovani sperimentale, costituito da un giovane referente regionale per ogni regione e da cinque giovani, che a livello nazionale svolgono compiti di organizzativi e di coordinamento dei componenti stessi tutti under 35, si sta impegnando nella realizzazione del progetto il faro e di come pensare e strutturare la comunicazione sindacale per i giovani lavoratori.

E non finisce qui. La nostra Federazione, in occasione del Consiglio generale di dicembre scorso, ha introdotto considerevoli novità nel regolamento di attuazione dello statuto della Fit e ben oltre ha fatto nel regolamento congressuale.

Infatti, andando aldilà delle previsioni confederali, e indipendentemente dal riferimento dell'età della base associativa, la Fit ha previsto la costituzione del Coordinamento giovani under 35, che sostituirà il Laboratorio giovani sperimentale, e la presenza di diritto di 18 giovani, sempre under 35, provenienti dalle Fit regionali, nella composizione del Consiglio generale nazionale. Inoltre, è stata individuata nel 10% di giovani under 35 la percentuale che deve caratterizzare le liste dei candidati al congresso e infine è stata sancita la condizione secondo la quale le liste congressuali dovranno contenere candidature di genere, di immigrati e di giovani under 35 non inferiori al 20%, sia tra i candidati sia tra gli eletti.

Si tratta di una vera rivoluzione, un'azione positiva diretta a dare voce ai giovani nella Federazione, che supera gli stereotipi e che pone le condizioni per l'individuazione di soluzioni possibili.

 

 


 Comunicazione di Annamaria Furlan sulla promulgazione della legge a tutela dei minori contro il Cyberbullismo.

Carissime/i,
è stata pubblicata nella “Gazzetta Ufficiale” (v. allegato) la legge 71/17, concernente “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. Il provvedimento rappresenta un primo passo significativo per il riconoscimento e la regolamentazione di un fenomeno sempre più in crescita tra gli adolescenti.

Tra le novità introdotte dalla legge, in particolare, sono previsti:
- l’istituzione di un tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo e l’adozione da parte del MIUR di apposite linee di intervento nelle scuole che dovranno prevedere la formazione del personale scolastico, attività educative per gli studenti e rieducative per i minori coinvolti;
- la designazione, in ogni istituto scolastico, di un docente referente in materia che dovrà interagire con le Forze di polizia, con i centri di aggregazione giovanile e le associazioni presenti sul territorio;
- la responsabilizzazione del dirigente della scuola che, a conoscenza di fatti di cyberbullismo scolastico, dovrà attivarsi tempestivamente, tranne che i fatti costituiscano reato, per informare i genitori dei minori coinvolti e intraprendere adeguate azioni di carattere educativo;
- l’applicazione, in assenza di denuncia, della disciplina sull’ammonimento da parte del questore, prevista già per lo stalking.

Un provvedimento, dunque, importante, in linea con le indicazioni contenute nella nostra “Piattaforma sulla prevenzione della violenza sulle donne e i minori” e che fornisce soluzioni soprattutto di ordine educativo e formativo, con il coinvolgimento dei giovani, dei genitori, degli insegnanti, del personale preposto alla sicurezza, degli psicologi, del mondo dell’associazionismo e della società civile.

Tutti dobbiamo e possiamo vigilare sul nostro futuro e su quello dei nostri figli, dalla scuola agli altri ambiti della vita sociale, perché il rispetto e la dignità delle persone restino un valore indiscutibile.

Un caro saluto     
        Annamaria Furlan

Scarica il Comunicato

Scarica testo Legge n. 71 Cyberbullismo

 

 


 

 

 

Giovani

Jobs act: nuove regole per agevolare l’accesso dei giovani nel mercato del lavoro
La fotografia che ci fornisce l’Istat della situazione occupazionale dei giovani mostra dati negativi. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è pari al 43.3% con un aumento del 2.3% rispetto a un anno fa. In questo contesto il mercato del lavoro diventa sempre più segmentato e rivolto a profili specifici. In che modo il jobs act, la garanzia giovani e l’apprendistato potranno agevolare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro?

Contratto a tutele crescenti
Il mercato del lavoro italiano è diviso in due. Se prima la linea di divisione era tra le grandi e le piccole aziende, ora con il jobs act, è tra lavoratori giovani e lavoratori anziani. Ieri l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, permetteva il reintegro nel posto di lavoro seppur attraverso l’intervento della magistratura, solo per i lavoratori di aziende con più di 15 addetti lasciando fuori i dipendenti di aziende con più di 15 dipendenti.
Valeva l’equazione: dipendenti di grandi aziende più tutelati rispetto ai dipendenti di piccole aziende meno tutelati. Il jobs act, introducendo il contratto a tutele crescenti, facendo sempre leva e rimodulando l’articolo 18, introduce una nuova linea di demarcazione, di tipo generazionale: tra vecchi e nuovi assunti.
Il contratto a tutele crescenti, che limita la possibilità del reintegro in caso di licenziamento illegittimo, sarà applicato solo alle nuove assunzioni. E’ quindi questa la soluzione tentata dal jobs act per combattere la disoccupazione giovanile. Giovani senza articolo 18, anziani con l’articolo 18.


Ma non solo questo prevede il jobs act. Molti interveti riguarderanno la generalità dei lavoratori come il tema del demansionamento, cioè la possibilità di affidare al lavoratore compiti inferiori rispetto a quelli della mansione originaria. In tal caso le regole cambiano per tutti, neo e vecchi assunti. Ma il principale cambiamento, che si misura con la sfida per rilanciare il lavoro, riguarda indubbiamente la diversa applicazione dell’articolo 18 e i suoi diversi effetti a seconda dei destinatari.
A ciò si aggiunga il taglio dei contributi previsto nella legge di Stabilità. Entrambi gli interventi proiettano la previsione di 800 mila assunzioni in più nei prossimi tre anni in un contesto costituito da due mondi del lavoro, che per quanto tempo rimarranno separati e distinti ce lo dirà il futuro, dove la linea di frattura/differenza di trattamento si sviluppa sulla possibilità di trovare un’occupazione, sulle diverse tutele in costanza di rapporto di lavoro e sulla contrazione delle future pensioni.

Garanzia giovani
Messa nel cassetto la vecchia impostazione del posto fisso e l’articolo 18, occorre, un attimo prima, individuare la ricetta giusta per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. Con quali sistemi si garantisce l’incontro tra domanda e offerta e attraverso quali strumenti orientiamo i giovani per individuare inclinazioni e orientamento professionale? La riforma del mercato del lavoro non può prescindere, nella sfida per sconfiggere la disoccupazione giovanile, all’individuazione di un sistema che in modo efficace svolga una reale funzione di connessione tra domanda e offerta sempre più specifica ed all’introduzione di moderni servizi al lavoro ed efficienti programmi di ricollocazione e riqualificazione professionale. Come non pensare allora a Garanzia Giovani il piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile che prevede finanziamenti per i Paesi Membri con tassi di disoccupazione superiori al 25%, che saranno investiti in politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro, sostegno dei giovani che non sono impegnati in un'attività lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo. 

L’Italia ha ricevuto un finanziamento pari a 1,5 miliardi di euro per garantire ai giovani al di sotto dei 30 anni un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio, entro 4 mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'uscita dal sistema d'istruzione formale.
Il meccanismo è il seguente: ci si iscrive e si viene chiamati per un colloquio che serve a mettere a punto un profilo del candidato da inserire in un’apposita banca dati. Quest’ultima sarà lo strumento per far incontrare domanda e offerta di lavoro entro 4 mesi.
Non sarà necessariamente un’assunzione: potrà trattarsi di un periodo di stage retribuito nel rispetto del tetto minimo di 500 euro al mese, di una proposta di formazione, di un servizio civile, di un percorso per avviare un’attività autonoma. Ai giovani che non studiano e non lavorano verrà proposto un percorso di orientamento o formazione, retribuibile attraverso voucher.
Programmi, iniziative, servizi informativi, percorsi personalizzati, incentivi: sono queste le misure previste a livello nazionale e regionale per offrire opportunità di orientamento, formazione e inserimento al lavoro, in un’ottica di collaborazione tra tutti gli attori pubblici e privati coinvolti. I giovani che hanno aderito al progetto, a partire da maggio scorso, iscrivendosi attraverso il nuovo sito nazionale www.garanziagiovani.gov.it, sono 250 mila ad oggi. Di questi solo un quinto è stato contattato per il colloquio preliminare, pochi i posti di lavoro attivati, 200mila i giovani in attesa nonostante le consistenti risorse che dovrebbero tradursi in efficaci politiche attive del lavoro dirette ad individuare i percorsi formativi, le competenze e le professionalità.

Apprendistato
Il contratto di apprendistato è un contratto di lavoro, a tempo indeterminato, finalizzato alla formazione e all’accesso al mercato del lavoro da parte dei giovani, nel quale l’attività lavorativa è accompagnata dall’obbligo formativo, sia sul posto di lavoro con la presenza del tutor aziendale, sia con la formazione di base, di regola fornita dalle Regioni.
Con il jobs act vengono reintrodotti alcuni obblighi: la redazione in forma scritta del piano formativo, seppure in forma semplificata; l’integrazione della formazione in azienda con quella pubblica di base; la stabilizzazione di una percentuale di rapporti di apprendistato, per i datori di lavoro che occupano almeno 50 dipendenti.
Il jobs act modifica in più punti il Testo Unico sull’apprendistato, che disciplina le tre forme dell’istituto contrattuale in: apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale secondo il quale possono essere assunti per la qualifica e per il diploma professionale anche per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione, i soggetti che abbiano compiuto 15 anni e fino al compimento del venticinquesimo anno di età; apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere, secondo il quale possono essere assunti, per il conseguimento di una qualifica professionale i soggetti di età compresa tra i 18 anni e i 29 anni; apprendistato di alta formazione e di ricerca secondo cui possono essere assunti, per il conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore, di titoli di studio universitari e della alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, per la specializzazione tecnica superiore, nonché per il praticantato per l’accesso alle professioni i soggetti di età compresa tra18 anni e i 29 anni.
Il contratto di apprendistato deve essere stipulato in forma scritta e deve contenere la clausola relativa al patto di prova e, in forma sintetica, il piano formativo individuale definito anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali.
Per tutte e tre le tipologie contrattuali devono essere rispettati i seguenti principi: previsione di una durata minima del contratto non inferiore a 6 mesi; divieto di retribuzione a cottimo; possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto alla categoria spettante, applicazione del CCNL; individuazione di un tutore o referente aziendale; possibilità di finanziare i percorsi formativi aziendali per il tramite dei fondi paritetici interprofessionali, anche attraverso accordi con le Regioni; possibilità del riconoscimento della qualifica professionale ai fini contrattuali e delle competenze acquisite ai fini del proseguimento degli studi; possibilità di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del rapporto, superiore a trenta giorni; divieto per le parti di recedere dal contratto durante il periodo di formazione in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo; possibilità per le parti di recedere dal contratto con preavviso decorrente dal termine del periodo di formazione. Se nessuna delle parti esercita la facoltà di recesso al termine del periodo di formazione, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. 

Per quanto riguarda l’obbligo di integrare la formazione con quella di base fornita dalle Regioni, il testo definitivo del jobs act stabilisce che la Regione è tenuta a comunicare al datore di lavoro, entro 45 giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste. Continuano, poi, ad essere validi i principi base in materia di formazione, 120 ore nel triennio, che sono ridotte a: 80 ore se l’apprendista è in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado o di diploma professionale; 40 ore se l’apprendista possiede una laurea.

Emilia Romagna